Radio Mater

“Don Mario possa essere sempre il "parroco dell'etere" e la “voce di Maria””

  • In home
  • 26/06/2021

Il 28 giugno 1953 don Mario veniva ordinato sacerdote. Quest'anno sono 68 anni di sacerdozio. 68 anni di servizio alla Chiesa, con la Chiesa, per la Chiesa.

 

Uniamoci in preghiera a lui ringraziando assieme il Signore per il suo sacerdozio fecondo, che ha dato alla Chiesa due radio: Radio Maria e Radio Mater.

 

PUBBLICHIAMO LA BELLISSIMA OMELIA TENUTA DAL DIACONO LUCIO PITERA’ DURANTE LA MESSA VESPERTINA DI SABATO 26 GIUGNO.

“Don Mario possa essere sempre il "parroco dell'etere" e la “voce di Maria””

 

Oggi siamo già nella luce della domenica che vogliamo celebrare adeguatamente, ma siamo anche alla vigilia di alcuni giorni in cui, con la massima semplicità ma con il più grande affetto immaginabile vogliamo stringerci attorno a don Mario per ricordare i suoi 68 anni di sacerdozio.

Oh, carissimi, che cosa grande il sacerdozio e che cosa grande il sacerdozio di don Mario. Che dono grande, contenuto in vasi di argilla, umile e fragile.

Oh, carissimi, che cosa grande il sacerdozio e che cosa grande il sacerdozio di don Mario. Che dono grande, contenuto in vasi di argilla, umile e fragile.
Dio che instancabilmente risolleva chi è caduto.

Non possiamo evitare di commuoverci nel sentire, sull'uomo che crede, la potenza dell'amore provvidente di Dio che mai lascia soli, mai abbandona, mai toglie ma sempre dona a piene mani. Se non ci commuoviamo nel sentire le promesse fatte da Dio ad Abramo è segno che il nostro cuore necessita ancora di tanta intimità con Dio nella preghiera e nell'umiltà.

Fiumi di grazie si riversano su chi crede in Dio e oceani di delizie lo attendono nel suo regno di gioia infinita.

Ma non è tutto, anzi questo è solo l'inizio, perché Dio per aiutare la nostra debole fede ci ha inviato il suo Figlio, il nostro Signore Gesù Cristo che nel vangelo di oggi ha detto:

«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre". Vuol dire che tutto quello che ci appare misterioso o di difficile spiegazione o, addirittura, che ci appare senza senso perché la nostra capacità di vedere e capire è, per forza di cose, limitata, in Gesù diviene comprensibile e accettabile.

Le promesse fatte ad Abramo ben si sposano con la riflessione che vogliamo in questi giorni compiere per ricordare con amore, come detto, i sessantotto anni di vita sacerdotale del nostro don Mario.

Le parole che abbiamo ascoltato rivolte ad Abramo sembrano dette apposta per ricordare chi sia il sacerdote e chi sia, dunque, il nostro caro don Mario aldilà di ciò che si mostra semplicemente ai nostri occhi.

E' proprio vero l'essenziale è invisibile agli occhi e la vicenda di Abramo ne è segno più che evidente. Abramo è un vecchio cadente senza figli, e quindi, senza discendenza, un uomo destinato a vedere nella tomba fine di tutto, a cominciare dal suo steso nome che non proseguirà nel proprio figlio.

Eppure avendo creduto in Dio tutto cambia, tutto diventa nuovo e là, dove doveva esserci solo la morte ecco germogliare inaspettatamente la vita. Oh carissimi quanto è grande, allora il dono della fede. Anche per noi, se crediamo, tutto cambia, tutto diventa nuovo, e la morte stessa diviene vita eterna che non finisce mai.

Riusciamo ad immaginare la ricompensa in paradiso per chi accoglie la chiamata di Dio a seguirlo in modo del tutto particolare sulla via del sacerdozio?

Abramo è «il confidente» di Dio, perché confida solo in lui è «il profeta», perché la sua bocca è piena solo della Parola di Dio, è «l’amico» di Dio, perché con lui si pone in una relazione unica e profonda e , ma soprattutto è «il credente» perché la sua fede è salda come la roccia anche quando credere gli costa moltissimo.

Questi aspetti caratteristici di Abramo ci fanno riflettere anche su chi debba essere ogni cristiano, ogni sacerdote e quindi su chi debba essere, ed effettivamente è, don Mario al quale Dio ha donato la vocazione al sacerdozio e la Vergine Maria, poi, ha voluto arricchire con il compito di essere il fondatore e la guida di questa profezia nel mondo e per il mondo, che è radio Mater.

Non soffermiamoci sulle sue sofferenze fisiche, non dilunghiamoci troppo a parlare dei mali fisici che rallentano il suo movimento, non badiamo troppo alla tarda età. Guardiamo alla sua fede, alla sua speranza e alla sua carità. Guardiamo al servizio fedele che continua a prestare alla Chiesa in questa cappellina e in questa profezia che Maria ha voluto affidargli ed aiutiamolo a continuare ad essere il "parroco dell'etere" e la voce di Maria che entra nelle case e nei cuori di tante persone.

Lasciamoci toccare e commuovere dalla sua generosità perché anche in ognuno di noi nasca il desiderio, la volontà e il coraggio di essere altrettanto generosi.

Sicuramente il dono più bello che possiamo fare a Don Mario per questa ricorrenza è di essergli vicini per aiutarlo a fare in modo che questa radio gli sopravviva, che continui, cioè, ad esistere anche in futuro con la spiritualità e lo spirito che Maria stessa ha voluto e suggerito a Don Mario.

Preghiamo con insistente fiducia perché don Mario, come Abramo, possa sempre e soltanto confidare in Dio, perché parli sempre con la Parola di Dio, perché sia in ogni momento amico di Dio e perché la sua fede in Dio sia sempre, come lo è stata fino ad oggi, umile, luminosa, incrollabile ed esemplare per tutti noi che siamo suoi figli spirituali e che formiamo la famiglia di Radio Mater che è una famiglia che ha per Mamma La Vergine Maria e che ogni giorno non solo cerchiamo il volto del Signore, ma che ogni giorno cerchiamo, umilmente e con fatica, di mostrare nel nostro volto il volto del Signore.