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«Un uomo sempre libero Anche nella rinuncia»

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  • 16/04/2017

Auguri, tanti auguri al Papa emerito Benedetto XVI
per il suo 90° compleanno.

«Un uomo sempre libero Anche nella rinuncia»

Padre Lombardi: nelle difficoltà fermo e lungimirante

GIANNI CARDINALE

Federico Lombardi, gesuita, studi teologici a Francoforte, direttore della Sala Stampa vaticana per un decennio dal 2006, presidente della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, è certamente tra le personalità più qualificate per riflettere sulla figura del Pontefice emerito. Avvenire lo ha intervistato.

Padre, secondo la sua esperienza qual è il rapporto di Ratzinger col mondo mediatico?

Lui, da buon accademico, era abituato a conferenze e discussioni pubbliche. Anche su tematiche particolarmente delicate e difficili. Tant’è che avevo immaginato che potesse continuare ad accettare di fare inter0viste o partecipare a dibattiti. Da Papa però volle mantenere un atteggiamento certamente non timoroso, ma tendenzialmente riservato. Diversa è la questione dei libri-intervista. Una formula alternativa ai documenti “canonici”, che ha usato anche durante e dopo il pontificato. Un aspetto che ho sempre apprezzato del suo atteggiamento nei confronti dei media è che – pur consapevole del loro ruolo – non ha mai voluto dare un peso eccessivo a quanto si diceva su di lui e sui suoi atti. Insomma, non ne era condizionato. I ricordi più lieti da “portavoce”? In particolare alcune immagini legate ai viaggi. Lui in battello circondato da giovani in Germania sul Reno o in Australia all’ingresso della baia di Sydney. E poi la visita in Gran Bretagna. All’inizio c’erano preoccupazioni, dovute soprattutto alla questioni degli abusi, ma poi si sviluppò in modo molto positivo. Ci fu una grande attenzione e una bella accoglienza da parte di un’opinione pubblica in maggioranza non cattolica. Emozionante poi il silenzio meraviglioso che caratterizzò l’adorazione eucaristica alla Gmg di Madrid, una pace ritrovata dopo che la grande spianata era stata colpita da un violento acquazzone.

I ricordi più lieti da “portavoce”?

In particolare alcune immagini legate ai viaggi. Lui in battello circondato da giovani in Germania sul Reno o in Australia all’ingresso della baia di Sydney. E poi la visita in Gran Bretagna. All’inizio c’erano preoccupazioni, dovute soprattutto alla questioni degli abusi, ma poi si sviluppò in modo molto positivo. Ci fu una grande attenzione e una bella accoglienza da parte di un’opinione pubblica in maggioranza non cattolica. Emozionante poi il silenzio meraviglioso che caratterizzò l’adorazione eucaristica alla Gmg di Madrid, una pace ritrovata dopo che la grande spianata era stata colpita da un violento acquazzone.

E i momenti più difficili?

Indubbiamente la tremenda vicenda degli abusi sessuali. Un tempo di prova e di croce che Benedetto XVI ha affrontato con chiarezza, fermezza e lungimiranza.

E il discorso di Ratisbona e poi Vatileaks?

Due momenti critici. Ma il discorso di Ratisbona alla fine ha offerto l’occasione per rilanciare ad un livello più alto il dialogo con il mondo musulmano sul tema decisivo del rapporto tra fede e ragione, tra religione e violenza. E anche il fenomeno Vatileaks è bene ricordare che nasce nell’ambito di un cammino di riforma del sistema finanziario e giuridico della Santa Sede che è nato e si è cominciato a sviluppare proprio durante il pontificato ratzingeriano.

Come ha vissuto la rinuncia?

Ho saputo della rinuncia un po’ prima che venisse annunciata. L’ho vissuta in un atteggiamento di sintonia. Senza avere difficoltà a capirne le motivazioni che sono poi quelle da lui stesso enunciate in modo chiaro ed esauriente. E senza ritenerlo né una cosa assolutamente sorprendente, né sconvolgente e drammatica. Aveva detto che era una eventualità che riteneva possibile.

Come vede i rapporti tra papa Francesco e il Papa emerito?

Molto chiari, semplici e ben espressi dalle significative immagini che li ritraggono mentre si abbracciano o quando pregano insieme. Sono poche ma efficaci, ed esprimono anche i momenti di contatto orale o scritto che possono esserci e che noi non vediamo tradotto in fotografie. Mi sembra evidente il rispetto, la stima e l’affetto di Francesco per Benedetto. E il rispetto, l’affetto e la preghiera di Ratzinger per il suo successore. Non mi è mai passato per la testa che il Pontefice emerito si potesse mettere a giudicare, commentare o interferire.

E tra i due pontificati?

In Ratzinger emerge di più il teologo, l’uomo di cultura e di riflessione. Bergoglio è più pastorale, più diretto nei rapporti, più capace di dimostrare la prossimità fisica. Sono due personalità diverse accomunate da una stessa missione. Ed è anche bello che sia così.

Lei è presidente della Fondazione Ratzinger. Per i 90 anni del Papa emerito avete pubblicato il bel libro Cooperatores Veritatis edito dalla Lev. Quali le prossime iniziative?

In particolare stiamo collaborando alla preparazione di tre Congressi. Sosteniamo quello su san Bonaventura fissato per novembre alla Gregoriana. E stiamo lavorando per quello che si terrà all’Università Cattolica della Costa Rica tra novembre e dicembre sulla Laudato si’ alla luce della teologia ratzingeriana e per quello verrà celebrato alla Lumsa nel 2018 sui fondamenti del diritto nel ventennale della laurea honoris causache diedero a Ratzinger su questo tema. Tema che verrà intanto affrontato dal cardinale Müller a Varsavia, nella sede dell’episcopato, in un evento del Centro Studi Ratzinger di Bydgoszcz - nostro affiliato - in collaborazione con il parlamento polacco.

Vaticanista di Avvenire

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