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Mons. Delpini: “La radio se è usata come un servizio..."

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  • 10/07/2017

Ripubblichiamo l’omelia tenuta domenica 21 giugno 2015 da mons. Mario Delpini, allora Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Milano ed attuale arcivescovo di Milano, in occasione della benedizione delle due Cappelline e dei due altari del Centro Mariano di Radio Mater al Albavilla (Como). Erano presenti anche i conduttori, volontari e collaboratori della radio, provenienti da ogni parte d’Italia, convenuti per la seconda Giornata del Ringraziamento.

Mons. Delpini: “La radio se è usata come un servizio non cerca la gratificazione del successo, ma soltanto di essere un servizio”

Venite la festa è pronta, venite venite senza pagare il biglietto, venite senza averlo meritato, venite senza dover dare niente, venite solo per ricevere, dicono i servi del Gran Re agli invitati al banchetto di nozze. No noi non veniamo! Non abbiamo tempo per la festa, noi non vogliamo doni, preferiamo conquiste, ci mette in imbarazzo il ricevere, preferiamo prendere, non ci piace d’essere invitati, vogliamo piuttosto pretendere secondo il nostro diritto: noi non veniamo!.... dicono gli invitati.

Venite la gioia è facile, venite basta essere semplici, basta essere disposti alla gratitudine e alla meraviglia, venite il Gran Re non desidera nient’altro che di rendervi partecipi della sua gioia, dicono i servi mandati agli invitati, No! Noi non veniamo, noi preferiamo una infelicità complicata a una gioia semplice, noi non veniamo! preferiamo lamentarci per quello che ci manca piuttosto che ringraziare di quello che riceviamo. No! Noi non veniamo, preferiamo essere tristi da soli piuttosto che essere partecipi della gioia del Gran Re! Così rispondono gli invitati. Venite la speranza è vera, venite potete fidarvi la promessa non delude, venite potete alzare lo sguardo e coltivare desideri infiniti se vi affidate all’amore e accogliete l’invito del Gran Re! Dicono i servi mandati agli invitati. No! Noi preferiamo una disperazione costruita sui nostri calcoli e sui nostri ragionamenti a una speranza fondata sulle tue promesse. No! Noi non veniamo. Noi non ci fidiamo, preferiamo rassegnarci a un destino di morte piuttosto che coltivare la speranza della vita eterna. Così rispondono gli invitati. Venite c’è posto per tutti! Venite è bello stare insieme! Venite insieme siamo più forti, insieme possiamo fare meglio e stancarci di meno, venite insieme possiamo guardare più lontano! Dicono i servi che vanno a cercare gli invitati. No! Se c’è posto anche per gli altri: noi non veniamo! E’ meglio per noi essere deboli in pochi e vivere una vita stentata rinchiusa nei nostri angusti limiti piuttosto che essere forti con altri che noi non desideriamo incontrare. No! Noi preferiamo stancarci da soli piuttosto che fare meglio insieme. No! Preferiamo gli orizzonti misurati sulle nostre risorse piuttosto che lo sguardo che si spinge lontano sostenuto da molti. Rispondono gli invitati.

Gli invitati, conclude il Gran Re: non erano degni. Non erano degni non perché avessero dei difetti, non perché non potessero pagare il biglietto d’ingresso, non erano degni perché non accettavano l’invito. Per essere degni di partecipare alla festa di Dio, basta accogliere il suo invito, basta essere aperti alla fiducia, basta essere disposti a riconoscere che si tratta di un dono. Gli invitati non ne erano degni.

Ma questa festa disertata dagli invitati, non è finita, il Regno di Dio resta là, come una sala accogliente che attende, e i servi sono mandati ancora… ancora… ancora un’altra volta a cercare i commensali per la festa di nozze, perché il Regno di Dio non si stanca di aspettare, e il Gran Re non si chiude a causa del risentimento perché gli invitati non hanno voluto venire, e non complica la vita per adeguarsi ad un mondo complicato, e non alza il prezzo per adeguarsi ad un mondo dove vale ciò che si paga molto, no!… il Regno rimane la, come una sala disponibile, preparata per tutti coloro che sono così semplici, che sono così liberi, che sono così disponibili da accogliere l’invito di Dio.

Ma questa festa disertata dagli invitati, non è finita, il Regno di Dio resta là, come una sala accogliente che attende, e i servi sono mandati ancora… ancora… ancora un’altra volta a cercare i commensali per la festa di nozze, perché il Regno di Dio non si stanca di aspettare, e il Gran Re non si chiude a causa del risentimento perché gli invitati non hanno voluto venire, e non complica la vita per adeguarsi ad un mondo complicato, e non alza il prezzo per adeguarsi ad un mondo dove vale ciò che si paga molto, no!… il Regno rimane la, come una sala disponibile, preparata per tutti coloro che sono così semplici, che sono così liberi, che sono così disponibili da accogliere l’invito di Dio.

E’ chiaro che nella vita dei servi del Gran Re, cioè dei cristiani di oggi come di ieri, c’è il rischio che mentre si va per invitare a una festa, si venga accolti come gente invadente, antipatica, che disturba, che suscita ostilità, i discepoli di Gesù mandati per tutte le strade del mondo, tanto spesso hanno sperimentato che andando con mitezza e bontà hanno incontrato ostinazione e ostilità! Capita di essere trattati così! Come gente che da fastidio, ma i servi devono ancora…. e ancora… andare perché obbediscono al Signore che li manda.

Radio Mater e la tenacia di Don Mario e dei suoi collaboratori, è quel servizio che continua ad essere richiesto dal Gran Re, continua il Signore a cercare servi dedicati, che non si sono stancati di invitare, che non hanno permesso al tempo, e alle vicende della vita di logorare l’amore e la decisione di restare: servi, servi di un Re che desidera accogliere tutti al banchetto delle nozze, la Radio è un servizio che si offre, non si può calcolare con precisione chi ascolta, chi si lascia toccare, chi si lascia convincere e chi invece subito si distrare e distoglie l’orecchio da questa Radio infastidito, non si può calcolare quale sia il successo di una parola che corre sulle onde della radio, ma la radio se è usata come un servizio non cerca la gratificazione del successo, ma soltanto di essere un servizio, il servo si considera solo un servo, non tocca al servo di giudicare chi è buono e chi è cattivo, chi merita l’invito e chi non lo merita, il servo deve invitare tutti, e così si offre la radio, come una voce che si rivolge a tutti quelli che la vogliono ascoltare, e non si da importanza la radio, come non si da importanza il servo, sa che se la gente viene, non viene per lui, ma viene per il Signore, sa che se uno si lascia convincere, non è perché il servo sia persuasivo, ma perché il Gran Re lo attira a sé, e perciò la gioia di tutti quelli che sono a servizio della “Parola”, la gioia dei servi è soltanto di vedere che sono molti a partecipare alla gioia del Gran Re.

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