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“Perché non dovremmo spiaggiarci sul divano in attesa che qualcuno inventi il reddito di gioventù?”

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  • 20/06/2020

Lettera aperta di un giovane ai vescovi italiani

 

“Perché non dovremmo spiaggiarci sul divano
in attesa che qualcuno inventi il reddito di gioventù?”

 

Eccellenze Reverendissime,
sono un ragazzo di 29 anni, sono un giornalista freelance. Il 20 di febbraio non sapevo come tenere assieme i tanti nuovi progetti che stavano nascendo, il 20 di giugno mi ritrovo a guardare un mondo ferito, tutto da ricostruire. Oggi scrivo a voi, perché quando la bufera ci ha travolti voi ci siete stati.

Il 23 febbraio, quando ancora molti sottovalutavano l’emergenza e ci proponevano l’apericena, i vescovi lombardi hanno sospeso le Messe con concorso di popolo. In quella decisione, sofferta e inedita, abbiamo visto il desiderio di custodire l’umano, di collaborare con le autorità civili, di essere nel mondo senza diventare del mondo.

Quando la Chiesa vola alto

Mentre la sanità rischiava di implodere, mentre l’economia rallentava fin quasi a fermarsi, mentre la paura faceva emergere anche l’egoismo e l’arroganza, si fissavano nella memoria le immagini del vescovo di Pavia che portava il Santissimo Sacramento in Piazza Vittoria, per benedire tutta la città. Le immagini dell'arcivescovo di Milano che saliva sulle terrazze del duomo per invocare la benedizione della Madunina sulla nostra sofferente Lombardia. Le immagini del vescovo di Torino che esponeva la Sindone, a ricordarci che anche nel dolore più terribile c’è un senso. Le immagini del vescovo di Verona che, grazie a Telepace, entrava ogni giorno nelle nostre case per la Messa dal duomo deserto. E sono solo i primi esempi che mentre scrivo tornano alla mente.

Non sono stati solo doni per la fede, segni di speranza per chi crede e per chi non crede, ma testimonianza che non tutto è liquido nella nostra società. Che esiste ancora un’istituzione credibile, che si può continuare a credere anche quando tutto precipita, che si può ancora essere coerenti. E noi giovani abbiamo più che mai bisogno di esempi luminosi. A voi dunque ora chiedo: siate al nostro fianco. Eccellenze, noi giovani abbiamo bisogno di sentirci coinvolti, interpellati, ascoltati. Vogliamo essere presenti nelle vostre omelie, vogliamo essere pensati nei vostri progetti.

Fase 3, i giovani e il posto fisso

Abbiamo paura per il lavoro? Sì, tantissima. E abbiamo paura anche perché non vogliamo accontentarci, perché a noi il posto fisso non basta. Certo, ci piace, lo desideriamo, sappiamo che la stabilità economica è fondamentale per immaginare il proprio futuro, ma siamo consapevoli che la vita non può esaurirsi lì. Noi vogliamo il posto fisso dell’anima, perché sappiamo che se un lavoro fa comodo solo alle nostre tasche non regala il futuro. Perché per scoprire la propria vocazione e realizzarla non basta un buono stipendio. Serve, ma non basta. Il problema è che queste cose le sappiamo già, il cuore le ripete senza sosta, ma troppo spesso restiamo soli quando le fatture non vengono pagate. Restiamo soli quando il nostro potere contrattuale si riduce sempre di più.

Chi è al nostro fianco quando il datore di lavoro taglia i compensi per i collaboratori esterni, per i giovani, per gli ultimi arrivati? Quando ci viene messo davanti un contratto senza ferie né malattia, un contratto che ci retribuisce pochi euro lordi ad articolo, e che può essere rescisso dall’azienda con poche settimane di preavviso? Chi è al nostro fianco quando proviamo a protestare, quando chiediamo che il nostro lavoro sia pagato dignitosamente, e ci sentiamo rispondere che tanto se rifiutiamo noi ci sono tanti altri giovani disposti a tutto per il posto?

I contratti precari e lo sfruttamento

Lo sfruttamento non esiste solo nei campi, lo sfruttamento si nasconde sotto infiniti stage gratuiti, tirocini pieni di promesse, contratti co.co.co che sembrano traguardi veri. Lo sfruttamento è chiedere anni di esperienza per poi mandare a fare le fotocopie, ma è anche mettere sulle spalle di un giovane grandissime responsabilità senza riconoscerle dal punto di vista economico. Sapete, cari vescovi, c’è chi ci vuole pagare con la visibilità, chi ci vuole pagare con le promesse, chi nemmeno finge di volerci pagare. E poi c’è chi chiama “diritti acquisiti” quelli che sono privilegi fuori da qualsiasi attuale logica di mercato: neanche quelli possono essere toccati per stabilizzare un giovane, per aiutarlo a costruirsi una strada. Dov’è la solidarietà? Dov’è l’alleanza fra generazioni?

Giovanni Paolo II ci ha esortati ad essere sentinelle del mattino, e non vogliamo tradire la sua fiducia, ma guardiamoci in faccia, occhi negli occhi: chi ha voglia di avere vicino una sentinella del mattino? Chi prova simpatia per un giovane che tiene accesa la sua inquietudine, che si pone domande di senso, che prova repulsione verso le ideologie, che non vuole diventare una pedina grigia? Chi ha voglia di assumere una sentinella del mattino? Noi la civiltà dell’amore la vogliamo costruire, e vogliamo farlo insieme a chi è più grande di noi, ma abbiamo bisogno della vostra solidarietà.

La vita da amare e la fine del mese

Parlate di noi Eccellenze, parlate dei nostri sogni, delle nostre aspirazioni, delle nostre battaglie quotidiane per arrivare alla fine del mese. Ricordate alla Chiesa che ci siamo. Un’ultima richiesta: raccontateci le cose grandi. Ricordateci che è l’amore che cambia il mondo, che difendere la vita significa dire che non esistono vite non degne di essere vissute, che le relazioni hanno senso se poggiano su un progetto di vita, che non c’è voce più sincera di Chi è più intimo a me di me stesso, che l’inquietudine non si placa con la fuga ma affrontando le proprie ferite e i propri limiti, che essere cristiani è un’avventura stupenda. Che, per quanto siano grandi i nostri limiti, la vita intera può diventare meravigliosa se si tiene la testa ben dritta e lo sguardo rivolto al cielo.

Sapete, queste cose non ce le racconta più nessuno. E quando arrivare alla fine del mese è una lotta così dura, il pericolo più grande è perdere la speranza, la capacità di guardare il prossimo come un fratello. Perché non dovremmo spiaggiarci sul divano in attesa che qualcuno inventi il reddito di gioventù? Il nostro cuore non vuole smettere di cercare. Stateci accanto. Grazie.

Da “Il parco di Giacomo”, blog di Giacomo Bertoni