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Si muore in Italia nell’assordante e indifferente...

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  • 24/05/2019

Si muore in Italia nell’assordante e indifferente silenzio delle coscienze. Di tutti.

«Sacchi pieni di morti, ragazzini scuoiati vivi, bimbi morti di fame, e le donne tutte violentate. Difficile persino riconoscere questi corpi: molti non hanno più nemmeno le impronte digitali». Con queste drammatiche e crude parole il medico Pietro Bartolo descrive il dramma dei profughi che “arrivano” a Lampedusa. Un medico che non riesce a curare o salvare, deve solo constatare i decessi e le violenze subite. Tutto nell’indifferenza e nel silenzio dei molti che dovrebbero aiutare ed accogliere. A Lampedusa si sono curate ed accolte 350 mila persone ma si sono anche sepolte centinaia di vittime dell’indifferenza e del silenzio. Il dr. Bartolo afferma: «Le donne? Sono tutte state violentate. TUTTE. Arrivano spesso incinte. Quelle che non sono incinte non lo sono non perché non sono state violentate, non lo sono perché i trafficanti hanno somministrato loro in dosi discutibili un cocktail estroprogestinico, così da essere violentate davanti a tutti, per umiliarle. Senza rischi, che le donne incinte sul mercato della prostituzione non fruttano» Donne, uomini, bambini che soffrono nell’indifferenza comune.

Quasi come se…non vederli, non ascoltarli, non amarli fosse cosa comune, una abitudine. Ci sono ma…non li dobbiamo vedere. Su questi barconi , tante volte lo vediamo dai TG, gli uomini si mettono tutti sul bordo, come una catena umana, per proteggere le donne, i bambini e gli anziani all’interno, dal freddo e dall’acqua. Sono famiglie. Famiglie come le nostre solamente loro scappano da guerre, ingiustizie, soprusi, violenze, intolleranze…scappano perché hanno paura di morire. In Matteo (25, 35-44) leggiamo: «Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?»

Quante volte il nostro cuore e le nostre coscienze si dimenticano di questo.

Quante volte volgiamo lo sguardo altrove per non vederli e non mettere i nostri occhi nei loro.

Quante volte tappiamo le orecchie per non udire il loro straziante grido di aiuto.

Ma…sono nostri fratelli. Sono Gesù che ci chiede aiuto e accoglienza. Ci chiede amore e carità. Perché non li ascoltiamo e li lasciamo morire nel silenzio più assoluto?

Forse perché abbiamo noi paura? Forse perché hanno un colore di pelle diverso dal nostro? Forse perché hanno un’altra religione? Forse perché abbiamo paura che ci rubino il lavoro? Forse perchè…

Perché non apriamo più il nostro cuore. Perché ci dimentichiamo che essere cristiani vuol dire andare contro corrente. Vuol dire amare tutti. Vuol dire essere testimoni di Gesù e del suo Vangelo sempre e con tutti.

Diamo voce a chi non ha voce. Molte Caritas Diocesane contro il decreto del Ministero continueranno ad accogliere i migranti, perché risponderanno alla propria coscienza. Nei centri di accoglienza delle dieci diocesi lombarde sono accolti 4.500 migranti e continuano a crescere.

Apriamo il nostro cuore e non seguiamo la folla, ma seguiamo Cristo e la sua Parola.

G. P.