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La vicenda del piccolo Charlie:

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  • 29/06/2017

La vicenda del piccolo Charlie:

A Europa, se perdi Charlie non ti rimane nulla

Caro piccolo Charlie, voglio chiederti scusa. Scusa come occidentale, perché ho sottovalutato il crimine che si stava compiendo nei tuoi confronti nel cuore della nostra Europa. Scusa come giovane, perché nonostante la retorica sulla nostra vivacità non ho speso abbastanza energie per te. Scusa come studente, perché non mi sono documentato abbastanza sul tuo caso. Scusa come cronista, perché non sono riuscito a raccontarti come avrei dovuto.

Oggi, leggendo i commenti di alcuni amici su facebook che si sono spesi tanto per te (tu non immagini quante preghiere, quante raccolte firme, quanti incontri, quante lettere, quanta speranza è nata in Italia per te e grazie a te), ho capito quello che in fondo avrei dovuto sapere da subito. Ho capito che il sogno di un’Europa dei popoli, di un’Europa garante della pace, e tutto il grande campo semantico che accompagna puntuale i discorsi sull’Europa, non vale più nulla. Niente ha più senso se nella nostra Europa, sul nostro suolo, si decide che un bambino deve morire anche contro il volere dei suoi genitori. Caro piccolo Charlie, tu sei lo strappo nel cielo di carta di un continente stanco, incapace di riconoscere le proprie radici, dominato oggi da un pensiero unico asfissiante e antiumano. E cosa dire dei tuoi genitori? Eroi sulle cui spalle molti nani del potere dovrebbero salire.

Ogni giorno si pubblicano articoli che cercano di riesumare Rosa Parks inneggiando a diritti civili, libertà e autodeterminazione. Poi arrivi tu, piccolo, indifeso, e cosa chiedi a noi? Solo un poco di cure e di amore. E noi, la società multiculturale, poliglotta e aperta, non sappiamo fare altro che processarti, condannarti a morire. Perché? Perché la tua vita vale meno. Perché tu non hai lobby potenti che muovono politica e multinazionali per te, tu sei troppo piccolo per essere illuminato dai flash della stampa, tu non sei abbastanza efficiente per gli standard elevati del mondo contemporaneo. Che vita è la tua? Attaccato a una macchina che ti aiuta a respirare, con un futuro incerto. No, caro piccolo Charlie, la vera domanda è: che vita è la nostra? Attaccati ad uno smartphone che ci aiuta a sopportare una vita finta. Circondati da mille ricchezze, ma vuoti di libertà. Noi siamo efficienti, per questo corriamo tutto il giorno. Noi siamo smart, per questo facciamo tre lavori contemporaneamente. Noi siamo piccole pedine manipolabili, illusi alla ricerca di un successo che in realtà è solo l’arricchimento dei nostri, tanti, padroni. Io non so se la battaglia è davvero finita, sicuramente con questa sentenza l’Europa intera perde.

Non si può smettere di sperare, mai, perché gli uomini possono solo fingere di decidere della vita di qualcuno. Possono credersi grandi e potenti con armi o leggi, ma non lo sono. Sulla tua vita ingiustamente sospesa però pesano silenzi inqualificabili, che lasciano ferite, soprattutto in chi crede, difficilmente sanabili. Anche noi comuni cittadini siamo tutti un po’ colpevoli, arrabbiati quando veniamo interpellati solo per pagare tasse, troppo superficiali per ricordare che dobbiamo farci avanti noi quando la democrazia è in pericolo.

Quando ci guarderai dall’alto (ma io spero ancora nel miracolo), caro piccolo Charlie, vedrai una massa informe fatta da tanti piccoli puntini grigi. Tutti uguali, interscambiabili, direzionabili, eliminabili. Spero avrai la forza di sorridere con compassione, spero ci perdonerai, spero pregherai per noi.

di Giacomo Bertoni

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