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Papa Francesco parla con i giornalisti al ritorno da Fatima

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  • 17/05/2017

Papa Francesco parla con i giornalisti al ritorno da Fatima

Papa Francesco su Medjugorje:
«Credo alla Madonna nostra Madre buona,
non a quella capo di un ufficio telegrafico»

«Ma visto che nel santuario bosniaco ci sono molte conversioni, aggiunge,
bisogna provvedere pastoralmente ai fedeli».

Su Medjugorie la commissione Ruini ha fatto «un lavoro molto molto buono». E se sulle prime apparizioni, o presunte tali, «si deve continuare ad investigare», sulle ultime Papa Francesco – «a livello personale», come precisa egli stesso – ritiene che ci siano molti dubbi. «Credo alla Madonna nostra Madre buona, non a quella capo di un ufficio telegrafico» che detta al telegrafo ogni giorno a certa ora i suoi messaggi. Ma visto che nel santuario bosniaco ci sono molte conversioni, aggiunge, bisogna provvedere pastoralmente ai fedeli. Francesco ha risposto così a una delle domande postegli dai giornalisti a bordo dell’aereo che da Fatima lo ha riportato a Roma. Mezz’ora di conferenza stampa in cui, se ha sostanzialmente "chiuso" sulle "apparizioni" mariane più recenti in Bosnia, ha invece lasciato aperto più di uno spiraglio al presidente Donald Trump che verrà in Vaticano il 24 maggio prossimo. «Mai giudico una persona prima di ascoltarle e sentirla».

Quanto poi al «vescovo vestito di bianco», immagine che figurava nella preghiera letta venerdì davanti alla Vergine e che sembrava riferire anche a se stesso la visione del terzo Segreto (oltre che a Giovanni Paolo II), con sincerità rivela: «Quella preghiera non l’ho scritta io, ma il Santuario. Credo che abbiano cercato di esprimere con il bianco l’innocenza, il non fare male, il non fare la guerra». Lotta alla pedofilia, rapporto con i luterani e passi avanti con i lefebvriani, alcuni degli altri temi trattati. Mentre sulle accuse alle Ong Francesco, riconoscendo di non avere tutti gli elementi per dire la sua, ha auspicato che le indagini stabiliscano la verità.

Questione Medjugorie.

Il Papa racconta dell’ottimo lavoro fatto dalla Commissione presieduta dal cardinale Camillo Ruini, di «alcuni dubbi nella Congregazione della dottrina della fede» e della decisione dell’ex Sant’Uffizio di inviare ad ognuno dei membri del "parlamentino" interno tutta la documentazione, anche quei pareri che sembravano contro il rapporto Ruini. A quel punto Francesco è intervenuto chiedendo al prefetto, cardinale Müller, di inviare a lui personalmente le opinioni, le quali «tutte sottolineano la densità del rapporto Ruini». Per cui il Pontefice ha distinto: «Sulle prime apparizioni, quando i veggenti erano ragazzi, la Commissione dice che si deve continuare ad investigare». Sulle «presunte apparizioni attuali il rapporto ha i suoi dubbi. Io personalmente che sono più cattivo preferisco la Madonna madre, e non la madonna a capo dell’ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio telegrafico a tal ora, e questa non è la mamma di Gesù, e queste presunte apparizioni non hanno tanto valore. Lo dico come opinione personale». Tuttavia, ha concluso il Papa, il nocciolo del rapporto Ruini è il fatto spirituale, pastorale: gente che va lì e si converte e incontra Dio, che cambia vita e questo non si può negare. Di qui la sua decisione di affidare a un vescovo lo studio degli aspetti pastorali. «Poi alla fine, una parola si dovrà dire».

L’incontro con Trump.

Gli chiedono che cosa si aspetta dall’udienza con un capo di Stato che ha visioni opposte alla sua. «Sempre ci sono porte non del tutto chiuse – risponde –. Cercare le porte che almeno sono un po’ aperte, entrare e parlare sulle cose comuni e andare avanti passo passo, la pace è artigianale, si fa ogni giorno. Uno la pensa in un modo, uno in un altro ma essere molto sincero dicendo quello che ognuno pensa».

Il vescovo vestito di bianco.

Sull’immagine che tanto aveva colpito i giornalisti, ecco la spiegazione di Francesco: «La preghiera non l’ho fatta io, l’ha fatta il Santuario, ma anche io ho cercato perché hanno detto questo, e c’è un collegamento, sul bianco: il Vescovo vestito di bianco, la madonna vestita di bianco, l’albore bianco dell’innocenza dei bambini dopo il battesimo e l’innocenza. C’è un collegamento in quella preghiera sul colore bianco, credo che hanno cercato di esprimere con il bianco quella voglia di innocenza, di pace, di innocenza, di non fare male ad altri, non fare guerra». E in merito alle visioni, «l’allora cardinale Ratzinger ha spiegato tutto chiaramente».
Quando poi gli ricordano che anche per lui il 13 maggio ha significato una svolta nella vita (il nunzio in Argentina, 25 anni fa, gli annunciò la nomina a vescovo ausiliare di Buenos Aires), dice di essersene ricordato venerdì pregando alla Cappellina delle apparizioni e di aver chiesto perdono per i suoi «sbagli, anche per il cattivo gusto nel scegliere la gente».

Lefebvriani.

Alcuni giorni fa, ha annunciato Francesco, la Congregazione della dottrina della fede ha studiato un documento, che però non gli è ancora arrivato (potrebbe essere un accordo statuto ufficiale della fraternità, ndr). I rapporti attuali sono "fraternali", ha detto il Papa. «Anche con monsignor Fellay ho un buon rapporto, ma a me non piace affrettare le cose, camminare, camminare, camminare. E poi si vedrà. E non è un problema di vincitori o di sconfitti, ma di fratelli che devono camminare insieme cercando la formula per fare passi avanti».
Stesso discorso per quanto riguarda i luterani, specie dopo il viaggio in Svezia. «Camminare insieme con la preghiera, con il martirio e con le opere di carità e di misericordia», fidando nel «Dio delle sorprese».

Pedofilia

Sulle dimissioni di Mary Collins dalla Commissione per gli abusi sui minori, il Papa ha detto che «ci ho parlato, è una brava donna» e che «qualche ragione ce l’ha». In sostanza ha spiegato i ritardi sono dovuti al fatto che «in questo tempo si è dovuta fare la legislazione» e che c’è carenza di personale, ma a questo aspetto si sta mettendo riparo. In prospettiva, ha poi annunciato, proprio al fine di rendere più efficiente il lavoro, «si pensa ad aiuti continentali (ad esempio in America latina uno in Brasile, l’altro in Colombia) come pre-tribunali o tribunali continentali. Infine Francesco ha ricordato di aver creato un altro tribunale, affidandone la presidenza all’arcivescovo di Malta, monsignor Scicluna, per giudicare i ricorsi dei sacerdoti dimessi dallo stato clericale in seguito al procedimento davanti al Sant’Uffizio, che prima tornavano allo stesso dicastero. «E questo era ingiusto». Comunque, ha concluso, quando al sacerdote colpevole non rimane che la grazia del Papa e la chiede, «io – ha chiarito Francesco – mai ne ho firmato una». A conferma di una linea garantista sì, ma di assoluta tolleranza zero.

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