Radio Mater

Delpini: “Tocca a noi, tutti insieme”

  • In home
  • 08/12/2020

Nel «Discorso alla città» per la festa di Sant’Ambrogio patrono di Milano, l’arcivescovo mons. Mario Delpini propone un’«alleanza» per «seminare speranza». «Scegliere fra globalizzazione della paura e cultura dell’incontro»

 

Delpini: “Tocca a noi, tutti insieme”

 

«In questa occasione della festa del patrono della Chiesa ambrosiana, della città e della regione mi faccio voce della comunità cattolica per dire la nostra disponibilità e il nostro appello: sogniamo insieme, condividiamo con tutti il nostro sogno e la nostra visione, decidiamo insieme. Siamo alleati: questa terra, questa umanità ne hanno bisogno ». S’intitola Tocca a noi, tutti insieme, il «Discorso alla città e alla diocesi» che l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha pronunciato ieri ai vespri per la solennità di Sant’Ambrogio, nella basilica a lui dedicata (altro servizio a pagina 17). Ed è una proposta di alleanza, quella lanciata dal presule, ad una città e una terra provate, più d’altre, dalla pandemia. Che, nella diagnosi del presule, è tempo di «emergenza spirituale»: «non si parla più della terra promessa, non si parla più di nessun paradiso, né in cielo né in terra».

Questa stessa pandemia, d’altronde ha «decretato» il «fallimento dell’individualismo». Da dove ripartire, allora, per «seminare speranza» e «scrivere una storia migliore»? Serve una visione condivisa i cui tratti fondamentali siano la famiglia, la vocazione alla fraternità, la fiducia che «aggiustare il mondo è possibile ». Una «visione» che genera «condivisione» nell’affrontare i «compiti irrinunciabili» dell’educazione e della costruzione della comunità plurale. E che apre la via della «decisione». Del «tocca a noi». Una via che tante «donne e uomini di buona volontà» hanno testimoniato in tempo di pandemia, sottolinea Delpini tessendone l’elogio. Sono quelli che negli ospedali, nelle istituzioni, nelle scuole, nelle attività economiche, nelle parrocchie, hanno sentito «la responsabilità di far fronte comune, di moltiplicare l’impegno». Ebbene: davanti al fallimento delle ideologie, dell’individualismo, del neoliberismo, «tocca a noi recuperare le nostre radici, essere fieri della nostra identità originale e proporre una visione comune », afferma Delpini parlando dell’«umanesimo lombardo» e «ambrosiano», «tocca a noi in coerenza con la nostra cultura, elaborare una visione comune con i tratti di quella sapienza popolare, di quel pragmatismo operoso, di quel senso del limite e quella consapevolezza di responsabilità che sono alieni da ogni fanatismo, rassegnazione, conformismo ottuso, capaci di realismo, di serietà e onestà intellettuale, di senso dell’umorismo, di apertura verso l’altro e verso l’inedito».

Ad ascoltare Delpini in Basilica ci sono i rappresentanti delle istituzioni, a partire dal sindaco di Milano Giuseppe Sala e dal presidente della Regione, Attilio Fontana. Presenze contingentate, distanziamento e mascherina. Ma tradizione rispettata. Col saluto iniziale dell’abate di Sant’Ambrogio, monsignor Carlo Faccendini, a rilanciare la diagnosi dell’emergenza sanitaria come «emergenza spirituale». Si è dovuto rinunciare, invece, all’incontro con le famiglie regionali e internazionali. Ma a loro ha fatto riferimento Delpini chiamando l’intera società milanese all’alleanza nella costruzione di una comunità plurale. Né «babilonia» né «integrazione forzata». Ed è «una forma di ottusità – sottolinea il presule – immaginare il fenomeno migratorio come una emergenza temporanea da risolvere con qualche forma di assistenza o di respingimento». Ebbene: Milano e altri Comuni, in occasione delle elezioni di sindaci e consigli, «saranno chiamati nei prossimi mesi a dibattere pubblicamente del futuro prossimo, a immaginarlo e a costruirlo. Abbiamo la responsabilità di disegnare il futuro delle nostre città e della nostra società», e di «scegliere se essere vittime di una globalizzazione delle paure e degli scarti o protagonisti nell’edificazione di una comunità plurale che pratichi la cultura dell’incontro». Un’alleanza non meno urgente è quella «educativa ». Si tratta di «riconoscere alla famiglia la libertà di educare i suoi figli» e, insieme, «sostenere un’opera educativa che sia un contributo al bene comune».

La Chiesa diocesana, ricorda Delpini, è formata da «uomini e donne che sentono iscritta nella loro identità la persuasione che 'tocca a noi!', perciò è in cammino». E con esperienze ecclesiali, come la promozione delle «comunità educanti » e l’attuazione degli orientamenti emersi dal Sinodo minore Chiesa dalle genti – si pensi al rilancio dei decanati – che può essere «stimolo» per «percorsi analoghi anche nella società civile e può favorire un dialogo fecondo e fattive sinergie tra la comunità cattolica e le amministrazioni e istituzioni pubbliche».

Da Avvenire: a firma di Lorenzo Rosoli