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“ANDRÀ TUTTO BENE”. Ma veramente?!

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  • 29/11/2020

Riflessione di mons. Luigi Stucchi, vescovo ausiliare emerito di Milano, sulla pandemia da Covid 19.

 

“ANDRÀ TUTTO BENE”. Ma veramente?!

 

Questa affermazione “Andrà tutto bene” è risuonata ed è stata scritta infinite volte e in infiniti modi alcuni mesi fa.

Voleva rassicurare le persone dentro il tempo della pandemia?
Buona anzi ottima intenzione, ma su che cosa era fondata ?
Sul desiderio che potesse davvero accadere così?
Ma nulla dava garanzia di questo e anche se si grida con forza un desiderio ottimo, non esiste legame efficace tra il desiderio certamente auspicabile e il suo compimento di fatto.

Gridare e scrivere tale frase è stata una forma per esorcizzare il male ma senza la forza di sconfiggerlo. Una sorta di espressione scaramantica, ma senza alcun fondamento reale.
Infatti ci troviamo nella stessa prova, anche peggiore, e non ancora vicini purtroppo al suo superamento.

Non a caso, ma a ragion veduta, il mio carissimo confratello, Padre Paolo, in una recente riunione per la vita consacrata, ha sollevato la domanda: perché si è smesso di gridare questa frase ?
Si è smesso, suggerisco, perché era evidente che non aveva alcun fondamento.

Su che cosa si baserebbe allora quello che si dice dentro una esperienza così dura e complessa, dolorosa e delicata come questa pandemia, che ci mette ancora di più alla prova ?

Si potrebbe e dovrebbe basare su riferimenti oggettivi, significativi, carichi di speranza affidabile, perché saldamente fondati dentro la storia dell’umanità e che tutti ci riguardano.

C’è bisogno non di slogan o di parole gridate, contrapposte, piazzaiuoli salottieri o massmediatici soltanto, ma di linguaggi e contenuti che incarnano una sapienza antica e sempre nuova, capace di dare senso a ciò che accade, comunque sia, perché sta dentro un disegno di amore e di condivisione che ci chiama ad essere testimoni generosi e coraggiosi, in una sana, lungimirante e realistica visione di popolo.

Di più e meglio ancora è possibile ascoltare e accogliere la parola di vita, la parola di Dio, che svela l’enigma stesso della persona umana con tutte le sue relazioni e le sue prove.
Addirittura, grazie alla certezza di fede che vorremmo non fosse solo nostra, ma dono per tutti, possiamo sperimentare che nella stessa vicenda sofferta e drammatica vive la presenza stessa del Signore che incarnato trasfigura tutto quello che accade, suscitando coraggio, generosità, altruismo, condivisione, giustizia, carità, speranza affidabile ! Appunto !

Non con miracoli, ma con responsabilità vigile attenta e concreta è possibile trasformare dal di dentro la nostra vicenda e ci diventa sempre più doveroso compierlo.

Questo non è uno slogan una ipotesi un tentativo.... ma la storia che diventa umana perché abitata dal Signore e condivisa con fratelli e sorelle: il Natale vero, non quello esteriore, è evento che ci salva, ci risana in profondità, ci fa pregustare la salvezza che è di più della salute, pur essendo questa doverosamente da curare e sostenere sempre, come spazio di prova autentica di umanità.

Un Natale così non ce lo dobbiamo inventare perché esiste già, non ce lo può togliere nessuno, un Natale così non resti un sogno o un passato, una emozione o una ipotesi, ma sia il fermento rinnovatore di una vicenda umana che ci cambia davvero, in profondità, perché è il Natale Santo dì Gesù!

+ Luigi Stucchi