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“Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”

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  • 16/09/2019

Ottobre 2019: Mese Missionario straordinario per celebrare il centesimo anno della Lettera Apostolica “Maximum Illud” di Benedetto XV

 

Papa Francesco: “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”

 

Il 30 novembre 2019 ricorre il centesimo anno della pubblicazione della Lettera Apostolica Maximum Illud di Papa Benedetto XV. Per celebrare questa ricorrenza Papa Francesco ha indetto il Mese Missionario Straordinario Ottobre 2019, indicando come tema: “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”. Risvegliare la consapevolezza della “missio ad gente” e riprendere con nuovo slancio la responsabilità dell’annuncio del Vangelo, accomunano la sollecitudine pastorale di Papa Benedetto XV nella Maximum Illud e la vitalità missionaria espressa da Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium: «L’azione missionaria è il paradigma di ogni opera della Chiesa» (EG 15).

Era il 1919: al termine di un tremendo conflitto mondiale, che egli stesso definì “inutile strage”, papa Benedetto XV avvertì la necessità di riqualificare evangelicamente la missione nel mondo, perché fosse purificata da qualsiasi incrostazione coloniale e si tenesse lontana da quelle mire nazionalistiche ed espansionistiche che tanti disastri avevano causato. «La Chiesa di Dio è universale, per nulla straniera presso nessun popolo», sono sue parole, ed esorta anche a rifiutare qualsiasi forma di interesse, in quanto solo l’annuncio e la carità del Signore Gesù, diffusi con la santità della vita e con le buone opere, sono la ragione della missione. Benedetto XV diede così speciale impulso alla missio ad gentes, adoperandosi per risvegliare, in particolare presso il clero, la consapevolezza del dovere missionario. Esso risponde al perenne invito di Gesù: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15). Aderire a questo comando del Signore non è un’opzione per la Chiesa: è suo «compito imprescindibile», come ha ricordato il Concilio Vaticano II, in quanto la Chiesa «è per sua natura missionaria».

Ma come vivere questo Mese Missionario Straordinario? Ecco le indicazioni di papa Francesco nel Messaggio per la Giornata mondiale missionaria del prossimo 20 ottobre.

Innanzitutto con l’incontro di Gesù vivo nella Sua Chiesa attraverso l’Eucaristia, la Parola di Dio, la preghiera personale e comunitaria. E poi con la testimonianza, come hanno fatto i santi, i martiri e i confessori della fede, la formazione missionaria e la carità missionaria, ma senza fare alcun proselitismo: “Noi non facciamo proselitismo”, scrive il papa, perché la fede cristiana “non è un prodotto da vendere, ma una ricchezza da donare”…. “Quanti santi, quante donne e uomini di fede ci testimoniano, ci mostrano possibile e praticabile questa apertura illimitata, questa uscita misericordiosa come spinta urgente dell’amore e della sua logica intrinseca di dono, di sacrificio e di gratuità”, sottolinea il Papa: “Ciascuno di noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio”. “Siamo figli dei nostri genitori naturali, ma nel battesimo ci è data l’originaria paternità e la vera maternità”, perché “non può avere Dio come Padre chi non ha la Chiesa come madre”.

“Il dilagante secolarismo - continua Francesco - quando si fa rifiuto positivo e culturale dell’attiva paternità di Dio nella nostra storia, impedisce ogni autentica fraternità universale che si esprime nel reciproco rispetto della vita di ciascuno”. E poi aggiunge: “Senza il Dio di Gesù Cristo, ogni differenza si riduce ad infernale minaccia rendendo impossibile qualsiasi fraterna accoglienza e feconda unità del genere umano”. Di qui la necessità del “superamento di ogni chiusura nazionalistica ed etnocentrica, di ogni commistione dell’annuncio del Vangelo con le potenze coloniali, con i loro interessi economici e militari”, come raccomandava un secolo fa Benedetto XV nella lettera apostolica “Maximum illud”, ricordando che “l’universalità divina della missione della Chiesa esige l’uscita da un’appartenenza esclusivistica alla propria patria e alla propria etnia”. “L’apertura della cultura e della comunità alla novità salvifica di Gesù Cristo - conclude Francesco - richiede il superamento di ogni indebita introversione etnica ed ecclesiale” e aggiunge che “anche oggi la Chiesa continua ad avere bisogno di uomini e donne che, in virtù del loro battesimo, rispondono generosamente alla chiamata ad uscire dalla propria casa, dalla propria famiglia, dalla propria patria, dalla propria lingua, dalla propria Chiesa locale. Essi sono inviati alle genti, nel mondo non ancora trasfigurato dai sacramenti di Gesù Cristo e della sua santa Chiesa”.