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Francesco come san Paolo VI: umiltà per la pace e l’unità

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  • 13/04/2019

Il Papa bacia i piedi ai leader del Sud Sudan

Francesco come san Paolo VI:
umiltà per la pace e l’unità

Nel celebrare e vivere la Settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani del 1975, san Paolo VI compì un gesto storico e non capito: baciò il piede di Melitone di Calcedonia. Un gesto che a quasi tutti apparì come un atto di sottomissione e di inferiorità del ruolo di Pastore del Gregge di Cristo. Ma san Paolo VI, si umiliò per far sì che la Chiesa ritornasse ad essere UNA. Che le molte membra potessero riunirsi per formare UN SOLO CORPO. Un gesto che mostrò il nuovo volto della Chiesa, frutto del “vento di rinnovamento” creato dallo Spirito santo durante il Concilio. Un gesto che aprì le porte all’ecumenismo e al perdono.

A distanza di 44 anni, il successore di Pietro – nella persona del Santo Padre Francesco – nuovamente compie un gesto così grande e forte: con fatica, in ginocchio, bacia i piedi ai leader Sud Sudan e dice:”Vi chiedo di rimanere nella pace”. Un dono storico e prezioso per la Chiesa e per tutti noi, arrivato dopo un grido che veniva dal cuore di un padre preoccupato per i suoi figli che soffrono e muoiono. Come quello di san Paolo VI, anche per Francesco il gesto non era previsto dal cerimoniale. Doveva solamente rivolgere un appello. Invece, il suo gesto ha parlato anche ai cuori che non volevano ascoltare. Ha toccato tutte le coscienze. “A voi tre che avete firmato l'accordo di pace, vi chiedo come fratello: rimanete nella pace. Lo chiedo con il cuore, andiamo avanti. Ci saranno tanti problemi ma non spaventatevi. Bisogna andare avanti risolvere i problemi», ha detto il Pontefice. «Voi avete avviato un processo. Che finisca bene. Ci saranno lotte tra voi, ma che queste restino dentro l'ufficio. Davanti al popolo le mani unite, così da semplici cittadini diventerete padri di nazioni. Permettetemi di chiederlo con il cuore, con i sentimenti più profondi”. Quanto coraggio che ha il Santo Padre! Quanta fede e amore che ha verso tutti. Quanto è aperto il suo cuore a chiunque. Quanto si fa voce di chi non ha voce. Quanto si affida a Dio in tutto ciò che fa e dice. Per papa Francesco la pace è un valore altissimo da ricercare sempre. “Tutto è perso con la guerra e nulla è perso con la pace” diceva Pio XII.

Papa Francesco si fida di Dio, “mangia” la Parola del Vangelo e nutre, con i suoi semplici e forti gesti, ognuno di noi formandoci all’amore che viene dal Padre. “Auspico di cuore che definitivamente cessino le ostilità, che l'armistizio sia rispettato, per favore, che l'armistizio sia rispettato, che le divisioni politiche ed etniche siano superate e che la pace sia duratura, per il bene comune di tutti i cittadini che sognano di cominciare a costruire la Nazione”. Quanto la pace sia necessaria lo vediamo ogni giorno, anche nelle nostre piccole faccende quotidiane. La pace, parola tante volte “tirata da una parte e dall’altra” come una piccola coperta che deve coprire gli interessi dei più forti e dei più potenti, dimenticandosi dei più deboli e poveri.

Papa Francesco ci porta a vedere che ognuno di noi deve essere costruttore di pace, la deve testimoniare con la vita e le opere, la deve difendere sempre. “Cari fratelli e sorelle, la pace è possibile. Non mi stancherò mai di ripetere che la pace è possibile! Ma questo grande dono di Dio è allo stesso tempo anche un forte impegno degli uomini responsabili verso il popolo, accogliere l'altissima vocazione di essere artigiani di pace in uno spirito di fraternità e solidarietà con ogni membro del nostro popolo tramite il dialogo, il negoziato e il perdono”.

Quanto è difficile perdonare. Quanto è facile vedere l’errore del fratello e non riconoscere i nostri. Quanto è facile essere maestri e non discenti o discepoli. Quanto è facile creare muri e divisioni, piuttosto che ponti e unità. Quanto è facile uccidere, vendere armi, flagellare un Popolo già stremato, pensare al denaro e alla ricchezza dimenticandoci del fratello che sta soffrendo anche per il nostro silenzio. Come è facile non difendere chi non ha voce e piange perché noi non lo prendiamo in considerazione. Come è facile e comodo stare in silenzio mentre il nostro fratello muore, vive il dramma della guerra, fugge da dittature, muore per malattie e denutrizione o non può sbarcare perché…si chiude una via di libertà e di carità. Come è facile girare la faccia dall’altra parte e far finta di nulla. Eh si, è proprio facile… Però il Santo Padre, come un “pugno nello stomaco” ci riporta con i piedi per terra e fa ciò che noi non faremmo mai: si prostra a terra con fatica, bacia i piedi e si umilia dando voce a chi non ha voce! “La gente è stanca ed esausta ormai per le guerre passate: per favore, ricordatevi che con la guerra si perde tutto! La vostra gente oggi brama un futuro migliore, che passa attraverso la riconciliazione e la pace”.

Francesco ricorda che “Dio ci domanderà conto del nostro servizio e della nostra amministrazione, del nostro impegno in favore della pace e del bene compiuto per i membri delle nostre comunità, in particolare i più bisognosi ed emarginati, in altre parole ci chiederà conto della nostra vita ma anche della vita degli altri”.

Grazie, Santo Padre, per ciò che fai ogni giorno per tutti noi.

Grazie, Santo Padre, di ricordarci che tutti siamo fratelli e in omnibus Christus : in tutti c’è il volto di Cristo.

Grazie, Santo Padre, dell’amore che continui a testimoniare anche contro corrente e sapendo che questi gesti così forti verranno intesi anche in senso negativo e verranno criticati.

Nel nostro piccolo, preghiamo per te.