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“Non lasciare che cadiamo in tentazione”

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  • 12/05/2019

Udienza di papa Francesco di mercoledì 1° maggio 2019

“Non lasciare che cadiamo in tentazione”

Catechesi sul “Padre nostro”

Il PADRE NOSTRO (in greco antico: Πάτερ ἡμῶν), è anche detta la Preghiera del Signore, cioè la preghiera nata dal cuore di Gesù. Abbiamo due versioni di questa meravigliosa e preziosa preghiera del Maestro: la prima nel Discorso della Montagna di Matteo e la seconda, più breve, in Luca dove uno dei discepoli presenti chiese a Gesù che insegnasse loro a pregare, così come Giovanni Battista aveva insegnato ai suoi discepoli. “Il Padre nostro incomincia in maniera serena –afferma Francesco -: ci fa desiderare che il grande progetto di Dio si possa compiere in mezzo a noi. Poi getta uno sguardo sulla vita, e ci fa domandare ciò di cui abbiamo bisogno ogni giorno: il “pane quotidiano”. Poi la preghiera si rivolge alle nostre relazioni interpersonali, spesso inquinate dall’egoismo: chiediamo il perdono e ci impegniamo a darlo. Ma è con questa penultima invocazione che il nostro dialogo con il Padre celeste entra, per così dire, nel vivo del dramma, cioè sul terreno del confronto tra la nostra libertà e le insidie del maligno”.

La parola NOSTRO indica che esiste una famiglia dei Figli di Dio, tali che lo possono chiamare Padre. In teologia, si parla di trascendenza della Prima Divina Persona della Trinità, che è Dio Padre. Il Padre che sta nei cieli, e nei cuori di chi lo accoglie e lo testimonia con carità e amore, non tenta l’uomo e lo porta al peccato. Dio è Padre buono e misericordioso; lento all’ira e grande nell’amore. Un Padre fedele che si dona ogni giorno per noi. Ma noi lo abbandoniamo spesso e scegliamo il peccato che è più comodo e facile. Noi chiudiamo le porte del nostro cuore a Dio e non Lui chiude le sue a noi. Il Santo Padre ha detto: “Su un elemento però possiamo convergere in maniera unanime: comunque si comprenda il testo, dobbiamo escludere che sia Dio il protagonista delle tentazioni che incombono sul cammino dell’uomo. Come se Dio stesse in agguato per tendere insidie e tranelli ai suoi figli. Non dimentichiamo: il “Padre nostro” incomincia con “Padre”. E un padre non fa dei tranelli ai figli. I cristiani non hanno a che fare con un Dio invidioso, in competizione con l’uomo, o che si diverte a metterlo alla prova. Queste sono le immagini di tante divinità pagane”.

Infatti possiamo leggere nella lettera di san Giacomo: «Nessuno, quando è tentato, dica: “Sono tentato da Dio”; perché Dio non può essere tentato al male ed egli non tenta nessuno» (1,13). Dio Padre non è l’autore del male, a nessun figlio che chiede un pesce dà una serpe (cfr Lc 11,11) e quando il male si affaccia nella vita dell’uomo, combatte al suo fianco, perché possa esserne liberato. Un Dio che sempre combatte per noi, non contro di noi. È un Padre buono che difende i suoi figli, anche se scappano da Lui o si nascondono per timore o vergogna. Il peccato, purtroppo, ci porta a nasconderci da Dio, a coprirci di maschere e a seguire “la corrente”. Nel fare come fanno tutti o come fa la moda. Il peccato, entrato per orgoglio nel cuore e nella vita dell’uomo, ci allontana da Dio e dalla Sua Casa…ma non ci allontana dalla Sua Misericordia e dal Suo amore infinito. Pensiamo alla parabola del padre Misericordioso (o più conosciuta come quella del Figliuol prodigo). Quel padre sta alla finestra e aspetta il figlio.

È lì ma il suo cuore e il suo “essere famiglia” è con quel figlio che l ha lasciato e ha sperperato tutto, dunque ha peccato. Ma appena lo vede in lontananza, la gioia trabocca nel suo cuore, gli corre incontro, lo bacia, gli fa indossare un abito nuovo, imbandisce una festa. Tutto è gioia e misericordia. Perché il figlio è tornato dal padre e nuovamente lo invoca: PADRE mio…PADRE nostro perché anche noi siamo così. “Se siamo tentati di compiere il male, - afferma Francesco - negando la fraternità con gli altri e desiderando un potere assoluto su tutto e tutti, Gesù ha già combattuto per noi questa tentazione: lo attestano le prime pagine dei Vangeli. Subito dopo aver ricevuto il battesimo da Giovanni, in mezzo alla folla dei peccatori, Gesù si ritira nel deserto e viene tentato da Satana. Incomincia così la vita pubblica di Gesù, con la tentazione che viene da Satana. Satana era presente. Tanta gente dice: “Ma perché parlare del diavolo che è una cosa antica? Il diavolo non esiste”. Ma guarda che cosa ti insegna il Vangelo: Gesù si è confrontato con il diavolo, è stato tentato da Satana. Ma Gesù respinge ogni tentazione ed esce vittorioso. Il Vangelo di Matteo (4.11) ha una nota interessante che chiude il duello tra Gesù e il Nemico: «Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano”.

Come noi possiamo ritornare a Dio? Come possiamo rinsaldare l’amicizia e il patto di fedeltà con Dio? Grazie al Sacramento della Riconciliazione (la confessione sacramentale). «Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l'esempio e la preghiera» ( Cfr CCC 1422).

Anche Gesù ha provato l’angoscia e l’abbandono, pensiamo al momento della Passione: il suo cuore viene invaso da un’angoscia indicibile – così dice ai discepoli – ed Egli sperimenta la solitudine e l’abbandono. Il dolore, la prova, la sofferenza sono così grandi e pesanti che capita qualcosa di inaspettato: Gesù non chiede mai amore per sé stesso, eppure in quella notte sente la sua anima triste fino alla morte, e allora chiede la vicinanza dei suoi amici: «Restate qui e vegliate con me!» (Mt 26,38). Però i discepoli (a che noi tante volte) si sono addormentati e lo hanno lasciato solo. Francesco continua affermando: “ Nel tempo dell’agonia, Dio chiede all’uomo di non abbandonarlo, e l’uomo invece dorme. Nel tempo in cui l’uomo conosce la sua prova, Dio invece veglia. Nei momenti più brutti della nostra vita, nei momenti più sofferenti, nei momenti più angoscianti, Dio veglia con noi, Dio lotta con noi, è sempre vicino a noi. Perché? Perché è Padre. Così abbiamo incominciato la preghiera: “Padre nostro”. E un padre non abbandona i suoi figli. Quella notte di dolore di Gesù, di lotta sono l’ultimo sigillo dell’Incarnazione: Dio scende a trovarci nei nostri abissi e nei travagli che costellano la storia”. Dio non ci abbandona mai. Dio non ci lascia soli. Dio, anche se noi col nostro peccato e i nostri errori non lo vediamo, Egli è accanto a noi. Ci guida sempre e sempre apre le braccia per avvolgerci con il suo amore. Abbiamo fiducia e torniamo a Dio.