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“Non voglio lavoro in nero in Vaticano… È un problema di coscienza per me.”

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  • 27/12/2017

Nel discorso per gli auguri di Natale ai dipendenti vaticani, il Santo Padre ha spiegato: basta un periodo di prova di uno o due anni, «non di più»

“Non voglio lavoro in nero in Vaticano… 
È un problema di coscienza per me.”

Papa non vuole in Vaticano lavoro nero o precario. E lo ha detto chiaramente incontrando, dopo la Curia, i dipendenti del piccolo Stato, nell’aula Paolo VI. «Lavoro è la prima parola che vi dico, non per dirvi, lavorate di più ma per dirvi grazie», ha esordito (alla fine ne ha pronunciate quattro in tutto: famiglia, chiacchere e perdono le altre tre). «Non voglio lavoro in nero in Vaticano. Vi chiedo scusa, così come ho detto che non si deve lasciare nessuno senza lavoro». «È un problema di coscienza per me, non possiamo predicare la Dottrina della Chiesa. Per me è così. Voi aiutatemi, aiutate a risolvere questa situazione». Francesco ha detto di aver chiesto ai responsabili del Consiglio per l’economia, a partire dal cardinale che ne è capo, Reinhard Marx, di sanare al più presto le situazioni di precariato ancora presenti. «Va bene una prova di uno o di due anni, ma non di più».

Il Papa ha poi parlato del lavoro come «strada di santificazione e felicità». «La maledizione – ha aggiunto - è non avere lavoro, perché il lavoro ci dà dignità, la sicurezza del lavoro ci dà la dignità». «Questo è un problema mondiale - ha aggiunto - che dipende da tanti fattori e conservare il lavoro è avere dignità, portare il pane e portarlo non dalla Caritas ma perché lavoro, e farlo bene, è dignità».

Il Papa ha poi parlato del lavoro come «strada di santificazione e felicità». «La maledizione – ha aggiunto - è non avere lavoro, perché il lavoro ci dà dignità, la sicurezza del lavoro ci dà la dignità». «Questo è un problema mondiale - ha aggiunto - che dipende da tanti fattori e conservare il lavoro è avere dignità, portare il pane e portarlo non dalla Caritas ma perché lavoro, e farlo bene, è dignità».

«La seconda parola che mi viene in mente di dirvi - ha continuato il Papa - è famiglia. Quando io so che una famiglia vostra è in crisi e ci sono i bambini che si angosciano perché la famiglia è in crisi, io soffro. Lasciatevi aiutare. Per favore, fatevi aiutare, chiedete aiuto in tempo. Custodire le famiglie. Io so che tra voi ci sono alcuni separati e soffro con voi», «quando i genitori litigano i bambini soffrono. Vi do un consiglio: mai litigare davanti ai bambini. Custodire la famiglia. La famiglia! La famiglia, questo è il gioiello grande perché Dio ha creato la famiglia. Fecondi, andate avanti».

Francesco è quindi tornato su un tema che gli sta molto a cuore, quelle delle chiacchiere, da lui sempre assimilate al terrorismo. E lo ha fatto anche in questa occasione. «Non fare il terrorismo delle chiacchiere, per favore! Come possiamo fare per non chiacchierare? Ma morditi la lingua!», ha detto.

A chiudere la riflessione, una parola spesso difficile da pronunciare: «perdono»

«Perdono e scusa la quarta parola, perché noi non sempre diamo buon esempio: parlo della fauna clericale” - ha detto papa Francesco - Ci sono sbagli nella vita che facciamo noi chierici, peccati, ingiustizie, trattiamo un po’ male la gente, a volte siamo nevrotici. Per questo chiedo perdono».

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