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Papa Francesco: Occorre testimoniare Cristo, superando l'autoreferenzialità

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  • 15/06/2019

Udienza di mercoledì 12 giugno 2019

Papa Francesco: Occorre testimoniare Cristo,
superando l'autoreferenzialità

Mercoledì 12 giugno, il Pontefice ha sottolineato l’importanza e l’urgenza del discernimento comunitario, poiché in ogni comunità cristiana deve essere presente e viva l’unità e la libertà egoistica da sé stessi; permettendo allo spirito umano di non temere le diversità e di vederle come risorsa grande e vivificante del dono del Risorto; di non attaccarsi in modo egoistico e prepotente alle cose ma di diventare testimoni veri e credibili del Dio vivente. Afferma il Pontefice: Uscire dagli atteggiamenti autoreferenziali, rinunciare a trattenere i doni di Dio e non cedere alla mediocrità, per riscoprire la bellezza di testimoniare Cristo Risorto. Questo diventa il DNA di ogni cristiano che, per essere tale, deve aprirsi e donarsi SEMPRE in modo gratuito e disinteressato a TUTTI. Senza fare distinzioni di sesso, razza o cultura. Il Risorto si è donato e si dona a tutti.

Dopo la Pentecoste gli apostoli, pieni di Spirito santo, si mettono in VIAGGIO. Escono dalle loro terre e vanno nel mondo con coraggio e sostenuti dallo Spirito del Risorto. Vanno incontro al mondo, escono dal “loro guscio” e si metto a disposizione di tutti. Anche e soprattutto di coloro che non conoscono. Mettersi in viaggio... : questa è la missione del cristiano. Aprire le porte, non chiuderle. Creare ponti, non muri. Offrire opportunità, non tenerle per sé. Aprire le braccia e non chiuderle. Aprire il cuore e non tenerselo per se. I discepoli, obbedienti al comando di Gesù, rimangono uniti, concordi e perseveranti nella preghiera, stringendosi a Maria e preparandosi a ricevere la potenza di Dio non in modo passivo, ma consolidando la comunione fra loro.

L’unità del cristiano è l’essenza della testimonianza.

Uniti a Pietro ed alla Chiesa questa è la forza e, consentitemi, l’arma del cristiano. Senza Pietro non si va in nessuna parte. Senza la sua guida, che viene dall’altro, si sbanda, ci si chiude in sé stessi, si crea una società egoistica e cattiva. Dove c’è Pietro, là c’è la Chiesa. Più volte, sant’ Ambrogio riconosce il primato di Pietro, fondato sulla sua professione di fede nella divinità di Cristo. In Pietro, dice Ambrogio : «c'è il fondamento della Chiesa e il magistero della disciplina» (De virginitate, 16, 105). «Fondata saldamente sulla pietra apostolica, la Chiesa non potrà essere sfasciata e sommersa dalle tempeste; quanto a Pietro è personalmente pietra della Chiesa» (Aeterne rerum conditor). Ed ecco l'icastica asserzione: «Dove c'è Pietro, là c'è la Chiesa e un vincolo inscindibile lega insomma la Chiesa a Pietro, punto permanente di riferimento e centro della fede e della comunione». (Explanatio Psalmi XL, 30, 5). Dopo le tragiche e sofferte ore della passione, gli Apostoli e Pietro non sono più dodici come un tempo. I Dodici chiamati da Gesù sono rimasti in undici poiché Giuda, amato da Gesù, ha deciso in modo autonomo e libero di tradirlo, di consegnarlo per 30 denari e poi schiacciato dal peso del suo peccato, si è tolto la vita. Giuda si è ucciso poiché decise di rimanere solo. 

Aveva iniziato già prima a separarsi dalla comunione con il Signore e con gli altri, a fare da solo, a isolarsi, ad attaccarsi al denaro fino a strumentalizzare i poveri, a perdere di vista l’orizzonte della gratuità e del dono di sé, fino a permettere al virus dell’orgoglio di infettargli la mente e il cuore trasformandolo da amico in nemico e in guida di quelli che arrestarono Gesù. L’apostolo Giuda, prima del suo tradimento e abbandono della comunità, ricevette il dono grande e prezioso di essere un CHIAMATO e di avere risposto il suo SI a Gesù. Un Si convinto, sincero e pieno di amore. Partecipò con gioia e servizio al ministero apostolico ma, ad un certo punto del suo viaggio, pensa solo a se stesso. Al suo successo. Al suo ruolo. Al suo individualismo. Diventa “io” e non più “noi”. Non si fonda più di Gesù e dei suoi compagni, ma pensa di salvare la sua vita solo con le proprie forze senza la potenza di Dio che vive ed opera in Gesù.

Cerca solo la sua vita e la perderà. Il Pontefice afferma: «Giuda apparteneva col cuore a Gesù e si è posto al di fuori della comunione con Lui e con i suoi. Ha smesso di essere discepolo e si è posto al di sopra del Maestro. Lo ha venduto e con il prezzo del suo delitto ha acquistato un terreno, che non ha prodotto frutti ma è stato impregnato del suo stesso sangue».

Se Giuda, uomo come tanti di noi, ha preferito la morte alla vita e ha seguito l’esempio «degli empi la cui via è come l’oscurità e va in rovina, gli 'UNDICI' - spiega Francesco- scelgono invece la vita, la benedizione, diventando responsabili nel farla fluire a loro volta nella storia, di generazione in generazione, dal popolo d’Israele alla Chiesa. L’abbandono di uno dei Dodici ha creato una ferita al corpo comunitario ed è necessario che il suo incarico passi a un altro».

Subito la collegialità degli Apostoli ed il loro essere corpo unito, richiede che questa unità venga subito ricompattata. Si deve cercare un sostituto degno di prendere il posto lasciato da Giuda. Gli Apostoli ricostituiscono il corpo dei Dodici, segno della comunione, e la comunione vince sulle divisioni, sull’isolamento, sulla mentalità che assolutizza lo spazio del privato, segno che la comunione è la prima testimonianza che gli Apostoli offrono. Gesù l’aveva detto: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». Ecco che arriva Mattia, testimone visibile degli avvenimenti e delle predicazione del Cristo.

Gli Apostoli (dunque oggi i vescovi allargando anche ai presbiteri) scelgono di vivere sotto la signoria del Risorto nell’unità tra i fratelli, che diventa l’unica atmosfera possibile dell’autentico dono di sé.

Il ricompattarsi del collegio apostolico mostra come nel DNA della comunità cristiana ci siano l’unità e la libertà da sé stessi, che permettono di non temere la diversità, di non attaccarsi alle cose e ai doni e di diventare martyres, cioè testimoni luminosi del Dio vivo e operante nella storia. Il Pontefice non ha mancato di ribadire di ascoltare il grido sofferente dei poveri che sono uno scandalo alle nostre coscienze; e gridano aiuto in ogni momento. Non vengono ascoltati da chi pensa a costruire muri e non ponti; pensa ad armarsi con tutte le tecnologie militari e non sfama i propri poveri; a chi si dimentica della sua gente e pensa al denaro ed al successo. Quando Cristo verrà ne terrà conto.

G.P.