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«Ospitalità verso giovani, stranieri, poveri»

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  • 26/09/2018

Il viaggio di papa Francesco nei Paesi Baltici.

Il Papa in Lituania:
«Ospitalità verso giovani, stranieri, poveri»

La prima giornata di papa Francesco in Lituania chiude con l’incontro con i giovani lituani. In decine di migliaia si sono assiepati nella piazza antistante la cattedrale.

Ci sono due testimonianze e poi parla il Pontefice. Invita i giovani a “puntare sulla santità a partire dell’incontro e dalla comunione con gli altri, attenti alle loro necessità”. Li esorta alla “preghiera” e li sollecita ad “aiutare gli altri”, ad essere attenti ai coetanei che se ne vanno dal Paese per “mancanza di opportunità”, a quelli che sono vittime “della depressione, dell’alcol e delle droghe”.

Papa Francesco invita ad andare "controcorrente" rispetto all'"individualismo che isola" e che rende “egocentrici e vanitosi". E soprattutto esorta a “cercare i vecchi” per farsi “raccontare le radici del vostro popolo, le gioie, le sofferenze, i valori”. Perché “la nostra vera identità presuppone l’appartenenza a un popolo”. Infatti, sottolinea, non esistono “identità “di laboratorio”” e neanche, puntualizza, “identità ‘distillate’” o "purosangue".

Il successore di Pietro sprona i giovani poi ad essere "coraggiosi" e a partecipare a quella “rivoluzione della tenerezza” voluta da Gesù. La vita, rimarca, non è “un’opera di teatro o un videogioco”, ma “è sempre un camminare cercando la direzione giusta”. "Non permettete – insiste - che il mondo vi faccia credere che è meglio camminare da soli. Da soli non si arriva mai”.

Il Pontefice sprona i giovani ad essere “coraggiosi” e a partecipare a quella “rivoluzione della tenerezza” voluta da Gesù. Perché la vita non è “un’opera di teatro o un videogioco”, ma “è sempre un camminare cercando la direzione giusta” stando attenti a non “confondere il cammino con un labirinto”.

Infine la chiamata a non aver paura ad abbracciare “la causa” di Gesù, “quella del Vangelo”. “Molti vorranno occupare i vostri cuori – conclude Papa Francesco – infestare i campi delle vostre aspirazioni con la zizzania, ma alla fine, se doniamo la vita al Signore, vince sempre il buon grano".

IL PAPA AL SANTUARIO DELLA MATER MISERICORDIAE A VILNIUS

Anche nel suo secondo appuntamento di Vilnius papa Francesco ha esortato la Lituania a essere "una Patria che sceglie di costruire ponti e non muri, che preferisce la misericordia e non il giudizio". E ai cristiani ha chiesto di essere una “comunità che sa annunciare Gesù Cristo, nostra speranza” al fine di “costruire una Patria capace di accogliere tutti” ricevendo dalla Vergine Maria “i doni del dialogo e della pazienza, della vicinanza”. Lo fa incontrando, malati e orfani con i familiari nel Santuario in prossimità dell’antica Porta dell’Aurora dove è collocata l’immagine della “Vergine della Misericordia”.

Prendendo spunto dalla storia il Pontefice ricorda come Maria insegni che “si può proteggere senza attaccare, che è possibile essere prudenti senza il malsano bisogno di diffidare di tutti”. Papa Francesco insiste. “Quando ci chiudiamo in noi stessi per paura degli altri, - afferma – quando costruiamo muri e barricate, finiamo per privarci della Buona Notizia di Gesù”.

Papa Francesco poi ricorda che “è la carità la chiave che ci apre la porta del Cielo”. Lo fa riferendosi ai bambini orfani e alle loro famiglie “con le piaghe sanguinanti”, piaghe che “sono quelle di Gesù”, piaghe “reali” e “concrete” che “gridano perché noi portiamo ad esse la luce risanatrice della carità”.

IL PRIMO DISCORSO DI PAPA FRANCESCO ALLE AUTORITÀ LITUANE

“Ospitare le differenze”, che “per mezzo del dialogo, dell’apertura e della comprensione” possono “in ponte di unione tra l’oriente e l’occidente europeo”. Questo infatti può essere “il frutto di una storia matura, che come popolo voi offrite alla comunità internazionale e in particolare all’Unione Europea”.

È questo il primo messaggio che Papa Francesco lancia alla Lituania, nel primo discorso tenuto del suo 25°viaggio apostolico che lo ha portato nei Paesi baltici. Papa Francesco parla davanti alle autorità del Paese e il corpo diplomatico. La presidente Dalia Grybauskaite nel suo saluto ha appena ricordato le “prove difficili” attraversate dalla Chiesa e dalla società durante l’occupazione tedesca e la dominazione sovietica.

Con i "crimini” del “nazismo" e dello "stalinismo". Papa Francesco ricorda anche lui le “molteplici prove e sofferenze”, fino al “martirio”, nell’ultimo secolo. Ricorda la storica visita di san Giovanni Paolo II del 1993. Ricorda che nel corso della sua storia la Lituania “ha saputo ospitare, accogliere, ricevere popoli di diverse etnie e religioni. Tutti hanno trovato in queste terre un posto per vivere: lituani, tartari, polacchi, russi, bielorussi, ucraini, armeni, tedeschi...; cattolici, ortodossi, protestanti, vetero-cattolici, musulmani, ebrei...”. Tutti, rammenta il Pontefice, “sono vissuti insieme e in pace fino all’arrivo delle ideologie totalitarie che spezzarono la capacità di ospitare e armonizzare le differenze seminando violenza e diffidenza".

Di qui l’invito ai lituani a “trarre forza dal passato”, che significa “recuperare la radice e mantenere sempre vivo quanto di più autentico e originale vive in voi e che vi ha permesso di crescere e di non soccombere come Nazione”. E cioè: “la tolleranza, l’ospitalità, il rispetto e la solidarietà”. Con un insegnamento per l’oggi. Infatti nello “scenario mondiale in cui viviamo”, segnato da “voci che seminano divisione e contrapposizione – strumentalizzando molte volte l’insicurezza e i conflitti – o che proclamano che l’unico modo possibile di garantire la sicurezza e la sussistenza di una cultura sta nel cercare di eliminare, cancellare o espellere le altre, voi lituani avete una parola originale vostra da apportare: ‘ospitare le differenze’”.

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