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La buona giornata

La Mamma!

Il Vangelo del giorno a cura di don Vittorio Marelli

don Vittorio Marelli, sacerdote della Parrocchia dell’Annunciazione a Milano Affori:

Riflessioni al Vangelo del giorno secondo la liturgia ambrosiana

 

 

 

Venerdì 11/01/2019

Vangelo - (Lc 14,1.15-24)

Un sabato il Signore Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Uno dei commensali, avendo udito questo, gli disse: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».

Riflessioni

La parabola di quest’oggi è la versione lucana di quella meditata ieri nel Vangelo di Matteo.

Ieri ci siamo soffermati sulla bellezza dell’agire di Dio.

Oggi vorrei soffermarmi sull’agire dell’uomo.

La sala della cena, infatti, rimane vuota e triste, fotografia impietosa del fallimento di colui che ha organizzato la cena. Nessuno vuole il suo regalo, nessuno partecipa alla sua gioia.

Anche oggi, mi sembra, molti uomini rifiutano di accogliere questo invito ad essere felici che ci viene da Dio: chiese vuote e tristi, uno sparuto numero di persone che ha fame e sete della Parola. Insomma, anche ai nostri giorni Dio deve fare i conti con la sala vuota.

Gli invitati – infatti – vivono per le cose, non hanno tempo neppure per la gioia.

Ecco che la parabola ci aiuta a non sbagliarci su Dio. Noi lo temiamo come il Dio dei sacrifici e, invece, è il Dio cui sta a cuore la nostra gioia; lo vediamo come uno che ci impone di fare delle cose per lui e, invece, ci chiede di lasciargli fare cose grandi per noi.

Lasciamo fare a Dio nella nostra vita e dedichiamogli un po’ di tempo. Ne rimarremo sorpresi!

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